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Mineia M. f. La nobile signora di Paestum e la dea Bona Mens (parte seconda)
28/04/2016, 09:08 | Arte e CulturaNon si può dire molto della vita di Mineia e tanto meno della sua personalità. Tutto ciò che rimane sono alcune fredde e icastiche epigrafi che riassumono in poche parole legami, circostanze, opere, occasioni. Non esistono suoi ritratti, il suo volto è sconosciuto e nulla si può dire del suo temperamento. Sappiamo solo che oltre al prestigio a lei fu dato il dono di una vita longeva. Eppure il segno lasciato da questa donna fu così importante da meritarsi l’onore eccezionale di essere ricordata su alcune emissioni monetali.
Tuttavia, le testimonianze archeologiche se ben interrogate non tacciono.
La sua famiglia è ricordata da una serie di iscrizioni, poste sotto altrettante statue, che Mineia stessa dedicò nella Basilica della città, uno degli edifici peculiari del Foro dove avvenivano le riunioni pubbliche e si amministrava la giustizia.
La prima iscrizione è dedicata al marito C. Cocceio Flacco, senatore pestano, che fu annoverato da Cesare tra i quaranta questori nel 44 a.C. In seguito, ancora sotto Cesare o Augusto, fu autore della deduzione coloniale di Apamea, porto di Prusa in Bitinia, come colonia Iulia Concordia Apamea. L’iscrizione a tal proposito ricorda che fu anche autore dell’assegnazione dei terreni pertinenti alla colonia:
[C. (?) Cocceio – f. ] c.N.
[Fla]c[co, quaesto]ri lecto
ab div[o Caesar]re, legato
M’. Octa[cili Crassi] in Bithynia
pro [pr(aetore); agros de Ap]amaea divisit,
Min[eia (M.f.)]uxor
Divenne infine senatore tra il 47 e il 46 a. C. Questa carriera così brillante subì un arresto improvviso segnato dal silenzio delle fonti, testimoniando così la sua morte e quindi la vedovanza di Mineia.
Altre iscrizioni, fra loro simili, sono rivolte dalla dama ai suoi due fratelli, insigniti dello stesso rango del marito:
M(arco) Mineio M(arci) f(ilio) L(ucio) Mineio L. Mineio
Marci nepoti Flacco tr[ib(uno)] M(arci) (filio) M(arci) n(epoti) M. f. M.n.
Mil(itum) Mineia [sor]or Mineia sor(or)
Mineia soror
Ancora una quarta ricorda Mineia o una sua omonima parente, forse la sorella. Una quinta menziona un notabile locale, probabilmente il nipote di Mineia, essendo lei l’avia, cioè la nonna:
[M]ineia [C. (?) Co]cce[io]
[M.f. uxor] [C. (?) f. C.(?) n.] Aequo
[Min]eia avia
A chiudere il cerchio, troviamo una lunga iscrizione abbastanza lacunosa ma ricostruibile senza particolari difficoltà. Essa, disposta su due righe per una lunghezza originaria di dieci piedi (pari a m 3), riporta le seguenti parole: “Mineia M. f., moglie di Cocceio Flacco, madre di Cocceio Iusto, costruì con propri denari, fin dalle fondamenta, la Basilica e davanti a essa il portico con tutto il pavimento”.
[Mineia M.f. C. C. Coc]ce[i F]lacci, [m]ate[r C. (?) Coccei Ius[ti, ab fundamentis
[basilicam e]t ante ba[silicam sua p]ecu[nia fecit porticus cum pavim]entaque omnia
La Basilica pestana è stata identificata nella cosiddetta Curia, situata al centro del lato lungo meridionale del Foro ed è datata al primo periodo augusteo sia dagli scavi stratigrafici sia da questa lunga iscrizione.
Grazie all’integrazione di questa con quella menzionante Aequus è possibile ricostruire una logica sesta epigrafe che non è stata mai rinvenuta:
[-] Cocceio
C. (?) f. C.(?) n.] Iusto
[Min]eia mater
I cognomina ricordano le virtù di giustizia ed equità, lasciando pensare che si tratti di personaggi strettamente legati da un legame di parentela: si tratta del padre Iustus e del figlio Aequus.
Mineia perse prematuramente sia il marito, sia il figlio, e il figlio poté percorrere per un solo tratto la carriera paterna, pur anch’essa interrotta proprio nel momento di massima ascesa.
L’imitazione con Roma è evidentissima: la famiglia di Mineia riflette in modo perfetto la gens Iulia. La Basilica di Roma fu, infatti, chiamata da Augusto basilica Gai e Luci, in onore dei due figli adottivi morti prematuramente.
Mario Torelli, che ha studiato questo gruppo di iscrizioni pestane, arriva ad assegnare il posto occupato da ciascuna statua, individuata dalle iscrizioni dedicatorie. Infatti, solo una statua delle sei è giunta fino a noi, raffigurante una figura virile, togata e stante.
Le statue ritratto si disponevano sui lati corti della Basilica, entro delle nicchie. Su un lato, nella nicchia centrale, doveva esserci la statua del marito C. Cocceio Flacco, mentre quelle del figlio Iustus e del nipote Aequus dovevano stargli ai lati. Sulla parete opposta, proprio di fronte al marito, doveva esserci la statua di Mineia posta tra quelle dei due suoi fratelli, Marco Mineio e Lucio Mineio.
A dare un quadro più ampio e dettagliato dell’attività della donna, concorre un’ulteriore dedica rivolta dai magistri Mentis Bonae, un collegio di liberti addetti al culto della dea Bona Mens, a Mineia stessa:
Min[eiae]
M.f.
magistri Men[tis]
Bonae
Si tratta di una divinità importantissima a Paestum e in stretto rapporto con la compagine sociale ed economica del tempo. Infatti, essa presiede alla liberazione dei servi e garantisce che essi mantengano una buona disponibilità d’animo verso gli antichi padroni. Passaggi fondamentali questi, perché con la liberazione degli schiavi, che diventano liberti, alla ricchezza della classe nobiliare si affianca sempre più nel tempo quella di una classe sociale fatta di “nuovi ricchi”, creando nuove dinamiche di potere, equilibri sociali diversificati e complessi.
Il legame tra Mineia e Bona Mens è testimoniato dalla dedica che il collegio di liberti rivolge alla donna, ma potrebbe anche essere riaffermato da un legame urbanistico. Il tempio repubblicano cosiddetto della Pace, ritenuto anche Capitolium, cioè dedicato alla triade Giove, Giunone e Minerva, è in realtà più probabilmente il tempio consacrato alla dea.
Esso si trova proprio di fronte alla Basilica, all’edificio cioè che riceve l’impronta di Mineia. È quindi probabile che la dedica dei magistri Mentis Bonae si riferisca a un suo patronato sul collegium. E decisivo per avvalorare questi legami è l’emissione monetale con il nome di Mineia M. f., un onore eccezionale, che pone la donna in una posizione di assoluto prestigio.
La moneta è un semiasse di bronzo. Il lato recto riporta una testa di divinità femminile e la legenda Mineia M. f.; sul lato verso, vi è raffigurato un edificio colonnato su due piani con il tetto a capanna. La legenda riporta: P(aestum) S(emis) sulla sinistra dell’edificio e continua a destra con S(enatus) C(consulto). È stato proposto che P S, in analogia all’iscrizione della basilica, sia letta come P(ecunia) S(ua), anche perché non vi sarebbero per la città altre indicazioni del valore nelle monete bronzee nello stesso periodo. In ogni caso le monete di Mineia provano come in questo periodo il metallo destinato alla coniazione di monete fosse di origine privata. Quindi Mineia avrebbe fornito anche il bronzo per battere le monete che portano il suo nome.
(PARTE SECONDA)