Sei in: News » Attualità » Mineia M. f. La nobile signora di Paestum (parte prima)
Mineia M. f. La nobile signora di Paestum (parte prima)
16/04/2016, 12:10 | Attualità
Paestum è una città dalla lunga vita. Le origini dell’insediamento risalgono alle epoche preistoriche, ma la fondazione della città greca, Poseidonia, avviene verso il 625 a.C., per opera di coloni Sibariti. Il suo nome muta come Paistom quando venne sotto l’influenza lucana e diventò Paestum quando fu colonia romana, nel 273 a.C.
Molti dei suoi resti, a testimonianza delle diverse fasi storiche che interessarono la città, rimangono miracolosamente intatti. Come non citare le tombe dipinte, misteriose e profonde di significato come quella del Tuffatore, dove un giovane si getta dal trampolino giù nelle acque, forse più metaforiche che reali, di un al di là sconosciuto. Oppure si tratta proprio del mare, elemento fondamentale di Paestum che prende il suo nome greco dal dio Poseidone, il signore degli abissi marini. E i suoi grandi templi sono ancora in piedi, uno sul limite settentrionale della città, dedicato ad Athena (Athenaion, fine VI sec. a. C.) e gli altri due a meridione, il primo dedicato a Posiedon-Nettuno (metà del V sec. a.c.) e l’altro ad Hera (la cosiddetta Basilica), il più antico della città.
Sempre consacrato a Hera, fin dall’epoca arcaica, sorgeva un santuario distante una decina di km, alla foce del Sele, decorato da metope scolpite con scene mitologiche tra cui favolose fanciulle danzanti, che nell’incedere sembrano ancora far sentire il fruscio delle loro vesti.
Più tardi la città fu cinta da una poderosa fortificazione, ancora oggi conservata in gran parte per tutto il suo tracciato, con le sue torri e le sue porte.
Il centro urbano si riorganizzò più volte fino a realizzarsi tra la fine della repubblica e la prima età imperiale, tra Cesare e Augusto.
La piazza principale della città, il Foro, si dotò di tutti quegli edifici necessari allo svolgimento delle attività politiche e sociali. Lungo il suo spazio rettangolare si disposero la Basilica, il comitium, il macellum e le tabernae. Inoltre si riconoscono alcuni templi, il più importante dei quali sul lato nord della piazza, il cosiddetto Tempio della Pace, nel quale andrebbe piuttosto ravvisato un luogo di culto dedicato a Bona Mens, come vedremo più avanti.
In questo periodo Paestum come molte colonie è interessata da numerosi lavori edilizi intesi a riorganizzarla e abbellirla rendendola, come scrive Gellio, quasi effigies parvae simulacraque, la copia in scala della capitale. Si vuole cioè simulare e replicare la grandezza di Roma, che rappresenta il modello urbano ma che è anche la capitale del mondo di allora, il centro del potere, al quale aderire per testimoniare sicura fedeltà. E fedeltà Paestum l’aveva sempre dimostrata, ad esempio durante la seconda guerra Punica, quando lo storico Livio la nomina tra le diciotto colonie che non tradirono Roma.
A preoccuparsi di dare questo volto alla città, seguendo veri e propri programmi propagandistici, sono le famiglie più abbienti, che attraverso elargizioni guadagnano potere e influenza. Con atti di donazione finanziano la costruzione o la ricostruzione di molti edifici pubblici, religiosi e di spettacolo.
In questo periodo a Paestum emerge il nome di una donna di grande potere e prestigio, appartenente a una famiglia di rango senatorio, che diventa la protagonista di alcuni importanti interventi urbani della città: Mineia M. f.
(I- CONTINUA)