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Il surreale ed ironico mondo di Camilla Migliori, di Neria De Giovanni
“L’era del granchio e Santa Rosalia” al teatro Tordinona di Roma
17/06/2017, 16:33 | Attualità“L’era del granchio e Santa Rosalia" due testi di Camilla Migliori, autrice teatrale e regista di lunga e rimarchevole carriera, non potevano trovare ospitalità “migliore”…Infatti da pochi giorni si è conclusa la rappresentazione che la Compagnia Enter ha portato in scena al Teatro Tordinona di Roma,.E’ dove ha lavorato la compagnia di Luigi Pirandello e dove lo stesso Pirandello, trasferitosi nel più grande “Teatro di Roma”, faceva però provare i suoi testi. . Sala Pirandello è intitolato il rinnovato spazio teatrale dove per 4 giorni sono risuonate le parole dei due testiSotgiu, di Camilla Migliori. Testi umoristici, in cui l’ironia delle situazioni e delle vicende lasciano ampio spazio alla riflessione. Fu proprio Luigi Pirandello a scrivere , e teorizzare, il “Saggio sull’umorismo”.
“L’era del granchio” rimanda nel titolo ad un vero e proprio monologo di uno dei protagonisti della storia: oggi si è nell’era del granchio, tutti fossili viventi che, come il crostaceo, ci si rintana per paura di combattere.
La vicenda è surreale: una coppia vuole festeggiare l’anniversario di nozze con un viaggio in zone di guerra per provare emozioni forti. Si rivolgono ad una agenzia di vendita globalizzata dove l’agente , interpretato dall’ottimo Paolo Ricci, teorizza la commercializzazione di ogni cosa, compresa la paura e la guerra. Il testo si apre con l’agente, vero portavoce del mercato, con buona pace di Marx e Pareto, che stipula il contratto di viaggio con la coppia portata in scena dalla convincente interpretazione di Serena Renzi e Alberto Albertino. La seconda scena vede gli sposi in un deserto: sono delusi perché quel luogo non è al centro delle operazioni di guerra e le bombe cadono lontane. Ironia e sarcasmo raggiungono il loro culmine con il contrasto tra la voglia di guerra della coppia e la voglia di pace del figlio Antonello, interpretato con giusta ironia da Francesco Sotgiu, che prima li raggiunge telefonicamente dalla torre Eiffel e poi, in volo, come fantasma poiché immolatosi per la pace. Anche i due strani turisti moriranno, alla fine della vicenda, felicemente colpiti in i pieno da una bomba.
Ottima la scelta del regista Luca Milesi di non separare i due testi ma di introdurre il monologo di Santa Rosalia, in un continuum con l’allontanarsi dalla scena dei protagonisti del “granchio”.
Santa Rosalia, mirabilmente e mirabolicamente rappresentata da Maria Concetta Liotta, è una statua parlante che dall’alto del suo altare ascolta brogli burocratici e insabbiamenti “mafiosi”. La vicenda si svolge nel 1738 a Palermo ma ha un’inquietante, e sarcastica, attualità.
Alla fine della rappresentazione, tra applausi agli attori, al regista, e soprattutto all’autrice Camilla Migliori, mi domando se, nel mondo di volgarità e ignoranza che ci circonda, ci sia ancora spazio per una riflessione sulla nostra esistenza condotta con il sorriso sulle labbra e una sana ed intelligente autoironia…